7 cose su caffè e caffeina che (quasi) certamente non sai

Chi di voi sarebbe capace di iniziare la giornata senza una bella tazzina fumante di caffè? Una bevanda antichissima, conosciuta in tutto il mondo a cui quasi – oggi – nessuno sa rinunciare. D’altro canto, la scienza da anni ne esalta le sue virtù terapeutiche affiancata, però, da studi scientifici che ne mettono in guardia dal consumo. Non sta a noi dirvi a quali studi credere o meno, tuttavia possiamo riportarvi alcune curiosità che (quasi) certamente non conoscete. Il sito Eat this, not that! ne riporta 35 ma noi abbiamo scelto le più insolite per voi. Ecco quali sono!

Quanta caffeina ha il tuo caffè? Controlla il colore

Se acquistaste il caffè in chicchi potreste capire abbastanza facilmente se ne state acquistando uno che contiene quantità più o meno elevate di caffeina. Come? Controllandone il colore. Siccome il contenuto di caffeina è direttamente associato al processo di tostatura, va da sé che i chicchi più chiari – tostati a temperature inferiori – possiedono una quantità più alta di caffeina. In Italia è raro trovare chicchi di caffè molto chiari ma in altri paesi non è poi così insolito. Quindi la regola è questa: se volete una maggior quantità di caffeina dovete scegliere la varietà chiara, se ne volete meno meglio affidarsi ai chicchi più scuri.

Il caffè decaffeinato contiene caffeina

Potrebbe sembrare un controsenso. Eppure, è proprio così: non esiste un decaffeinato senza caffeina. Ad asserirlo è un recente studio pubblicato sul Journal of Analytical Toxicology che ha analizzato quasi tutte le marche di caffè presenti sul mercato. Chiaramente la quantità di caffeina era ridotta ma è stato impossibile trovare un caffè a zero caffeina.

Meglio non prenderlo la mattina

Probabilmente è impossibile chiedere a qualcuno di rinunciare al caffè mattutino ma la scienza ci dice che sarebbe meglio evitare. Il motivo è molto semplice: nelle prime ore della giornata il nostro organismo raggiunge il picco massimo di cortisolo. Ciò avviene circa 25 minuti dopo il nostro risveglio. Se si assume la caffeina nei momenti in cui il cortisolo è elevato, la soglia di tolleranza al caffè aumenta. Di conseguenza si annullano gli effetti positivi di questa antichissima bevanda. Tra tutti, anche le proprietà toniche. Nel pomeriggio, invece, le quantità di cortisolo si riducono e quindi si può tranquillamente gustare un buon caffè. È importante sottolineare che il consumo di caffè, a qualsiasi ora, può provocare un aumento dei livelli di cortisolo nel nostro corpo. Il che si traduce in un aumento di peso corporeo. Il cortisolo, tra le altre cose, aumenta infatti il desiderio di mangiare alimenti ricchi di calorie.

La caffeina in polvere può provocare la morte

Consumare il caffè è un conto, assumere caffeina è tutt’altra cosa. La polvere purissima si trova in molti negozi di integratori alimentari ma non tutti sanno che una dose elevata potrebbe causare la morte di un individuo. È quanto suggerito dalla Federal and Drug Administration, la quale ricorda che un solo cucchiaino di polvere equivale a quasi 30 tazzine di caffè. Quindi 100 grammi di prodotto sono circa 400 tazzine di caffè o l’equivalente di 3.000 lattine di Coca Cola. Attenzione, perciò, alle dosi.

Il caffè aiuta a combattere il dolore

Secondo recenti studi il caffè aiuta a combattere il dolore. Non a caso alcuni antidolorifici contengono piccole dosi di caffeina. Questa sua caratteristica è una diretta conseguenza del blocco dell’adenosina che riduce il rilascio di mediatori dolorifici indotti dall’adenosina a livello delle terminazioni nervose. Inoltre, attiva le vie noradrenalinergiche che hanno un’azione soppressiva sul dolore. Insomma, se state male, prima di un antidolorifico provate con una bella tazzina di caffè.

Con il caffè non riesci a rilassarti, però migliori l’umore

La caffeina, come abbiamo appena accennato, possiede una struttura molto simile all’adenosina. Per chi non lo sapesse, si tratta di una molecola essenziale che funge da neurotrasmettitore. La sua caratteristica principale è quella di segnalare al nostro cervello quando i livelli di stress ossidativo hanno raggiunto una certa soglia. Se ciò accade il nostro cervello si spegne rilassando il sistema nervoso. Al contrario, la caffeina agisce su questo meccanismo bloccando gli input dell’adenosina e provocando un’azione stimolante del sistema nervoso centrale. È da sottolineare che il consumo continuo provoca un aumento dei recettori dell’adenosina. Quindi, per ottenere gli stessi effetti, con il tempo è necessario aumentare le dosi. In due parole: il caffè provoca una vera e propria dipendenza. Di contro, bloccando l’azione dell’adenosina il vostro umore potrebbe migliorare. Il motivo? Stimola il rilascio di dopamina, sostanza da tempo conosciuta per offrire un’eccellente sensazione di benessere.

Fonte:
35 Things You Didn’t Know About Caffeine – Eat this, not that

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