Estate e sole: la carenza di Vitamina D, causa malattie cardiovascolari, depressione e cancro

Tutti parliamo di vitamina D, ma sarebbe più corretto riferirsi alle vitamine D. Con questo termine, infatti, si intendono tutti i composti pro-ormoni che contengono varia isoforme di calciferolo: vitamina D1, D2, D3, D4, D5. Fanno parte del gruppo delle liposolubili a cui appartengono anche la A, la E, la K.

Il sole è la migliore fonte di vitamina D

Il metodo più efficace per integrare la vitamina D non è certo quello di assumere alte dosi integratori alimentari. Al contrario, esiste un metodo completamente naturale per averla a disposizione in modo altamente assimilabile: l’esposizione solare. In realtà la radiazione solare ci offre una forma inattiva che, a seguito di reazione di idrossilazione, viene trasformata in calcitriolo – l’isoforma attiva.

  • Sapevi che…
    La vitamina D fu scoperta per la prima volta nel 1919. In tale periodo si riconobbe che i bambini affetti da rachitismo guarivano una volta esposti alla luce ultravioletta. Pochi anni dopo alcuni ricercatori trovarono che si ottenevano gli stessi effetti con la luce del sole. Bisognò attendere il 1923 per scoprire che un composto presente nella nostra pelle, denominato 7-deidrocolesterolo, una volta colpito dai raggi ultravioletti forma il colecalciferolo. L’isoforma ergocalciferolo viene invece prodotta quando i raggi ultravioletti colpiscono ergosterolo.

Differenza tra vitamina D2 e D3

La differenza tra la vitamina D2 e D3 è che la prima (calciferolo) è presente naturalmente negli esseri umani e in tutti i mammiferi. Al contrario, la vitamina D3 (o colecalciferolo) può essere prodotta maggiormente dall’esposizione solare. La D3, però, è almeno cinquanta volte più attiva della D2. Tuttavia è da sottolineare che la quantità di vitamina D disponibile attraverso l’alimentazione è ridottissima. Per tale motivo è essenziale che venga sintetizzata a livello cutaneo partendo dalla luce ultravioletta.

Dove si trova la vitamina D

Come detto, le fonti alimentari di vitamina D sono piuttosto scarse. Fa eccezione il famoso olio di fegato di merluzzo. È contenuto anche nei pesci grassi come il salmone, nel fegato, nelle uova, nel burro, nelle carni rossi e nei vegetali a foglia verde.

  • Sapevi che…
    La vitamina D3 o colecalciferolo a livello strutturale è uno steroide con particolare somiglianze al testosterone, il cortisolo e il colesterolo.

Vitamina D e rischio cancro

Tra i numerosi benefici della vitamina D non si può non dimenticare che sono molte le ricerche scientifiche che hanno messo in evidenza come questa preziosa sostanza possa ridurre il rischio di cancro. Pare che la vitamina D sia in grado di contrastare il cancro evitandone la proliferazione e inducendo la morte cellulare programmata (apoptosi). Secondo quanto è emerso da ricerca pubblicata sull’American Journal of Clinical Nutrition, l’assunzione di 1100UI al giorno di vitamina D associata a 1500 mg/die di calcio ha portato a una riduzione drastica del rischio di cancro. Altri studi, condotti dalla Columbia University, ritengono che la vitamina D possa proteggere delle particolari proteine di membrana, essenziali alla comunicazione cellulare. Quando tale comunicazione è interrotta, le cellule arrivano a uno stato di regressione sviluppando tumori. Secondo i loro risultati aumentando la vitamina D plasmatica a 40ng/ml si assisterebbe a una riduzione di oltre 100mila casi di tumore solo negli USA. Uno studio pubblicato sul Journal of American Medical Association e condotto su oltre duemila donne in post-menopausa, è riuscito a evidenziare che le donne con una quantità maggiore di vitamina D3 e calcio abbattevano del 30% il rischio di cancro. Infine, secondo quanto emerso da un lavoro condotto dal Cancer Treatment Centers of America, i pazienti oncologici sembrano avere una caratteristica comune: dosi ridotte di vitamina D.

Quanta vitamina D serve per ridurre il rischio di cancro?

Uno studio pubblicato su Anticancer Research ritiene che sia necessaria una dose minima di 4.000-8.000 UI di vitamina D per ridurre il rischio di cancro al seno e al colon. La ricerca cita anche una ridotta probabilità di contrarre la sclerosi multipla e il diabete di tipo 1. Secondo quanto dichiarato su BreastCancer.org, l’esposizione solare di 15 minuti al giorno può fornire la dose giornaliera di vitamina D necessaria alla prevenzione del cancro. In alternativa, si possono assumere da uno a tre cucchiaini di olio di fegato di merluzzo.

Il ciclo della vitamina D
Ciclo della vitamina D

Vitamina D e rischio cardiovascolare

Altre ricerche hanno mostrato un elevato rischio cardiovascolare nei soggetti che avevano poca vitamina D, spesso causata da una mancata esposizione solare. «Un’insufficienza di vitamina D è molto comune sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo – spiegano gli scienziati del Dipartimento di Biostatistica dell’Università di Alabama a Birmingham – Diversi recenti studi epidemiologici hanno dimostrato che vi è una forte associazione tra l’insufficienza di vitamina D e il rischio di eventi cardiovascolari, diabete e sindrome metabolica. Diversi studi prospettici hanno suggerito che la carenza di vitamina D predispone gli individui a un maggior rischio di incidenti cardiovascolari: ipertensione, cardiopatia ischemica, morte cardiaca improvvisa o insufficienza cardiaca».

La vitamina D riduce gli episodi asma e tubercolosi

Ricercatori dell’Harvard Medical School di Boston hanno scoperto che la vitamina D riduce la frequenza e la gravità dei sintomi legati all’asma. «Ipotizziamo che la supplementazione di vitamina D può portare a un migliore controllo dell’asma, inibendo l’afflusso di citochine infiammatorie nel polmone e aumentando la secrezione di interleuchina 10 da parte delle cellule T-regolatorie e cellule dendritiche», spiegano i ricercatori della Creighton University Divisione di Allergologia e Immunologia (Nebraska). Mentre, come già si sapeva in passato, la tubercolosi è molto più facile da guarire in seguito a un’esposizione solare. Uno studio pubblicato su PNAS ha confermato gli effetti positivi del ruolo della vitamina D nella tubercolosi.

La vitamina D preserva dalla demenza

Recenti indagini mediche ritengono che la vitamina D possa ridurre anche il rischio di demenza. Tuttavia gli studi sono da confermare perché altri lavori scientifici sembrano aver ottenuto risultati contrastanti.

Vitamina D e sclerosi multipla

A oggi sono ormai molti i lavori che associano la carenza di vitamina D alla comparsa della sclerosi multipla. Si pensi solo che il primo studio sul ruolo del colecalciferolo nei pazienti affetti da sclerosi multipla è stato condotto nel lontano 1986. All’epoca, un certo dottor Goldberg somministrava 5000 UI di vitamina D3 insieme a calcio e magnesio. I risultati sono stati decisamente positivi, con un numero di ricadute ridotte a meno della metà. D’altro canto ricerche più recenti hanno evidenziato l’effetto immunomodulatore della vitamina D, generalmente alterato nei casi di malattie autoimmuni. Secondo recenti risultati bassi livelli di vitamina D3 sono associati a un altissimo rischio di sviluppare la malattia. Probabilmente in parte correlato a una modificazione del gene CYP27B1, la cui alterazione porta a ridotti livelli di vitamina D nel sangue. La D3 sembra essere in grado di riparare i nervi danneggiati grazie alla ricostruzione della guaina mielinica. Un lavoro condotto nel 2014 ha mostrato una forte associazione tra una ridotta attività fisica all’aperto – quindi all’esposizione solare – e un aumentato rischio di sclerosi multipla. Tant’è vero che l’American Society for Nutrition ritiene i livelli di vitamina D plasmatica un marker della malattia. «Il mantenimento di adeguati livelli di vitamina D ha un’influenza importante su diversi aspetti della salute e il benessere. La carenza di vitamina D è un fattore di rischio modificabile per la sclerosi multipla e il suo ruolo nel controllo delle risposte immunitarie ha quasi certamente effetti benefici sul decorso della malattia» [9].

La vitamina D riduce la depressione

Infine, non si può non citare la relazione che alcuni scienziati hanno trovato tra le carenze di vitamina D e la depressione. Secondo quanto emerge da uno studio pubblicato sul British Journal of Psychiatry, quando l’esposizione solare non è possibile, integrazioni di altissime dosi di vitamina D hanno migliorato la patologia in maniera decisamente significativa.

Fonti scientifiche

[1] Vitamin D and calcium supplementation reduces cancer risk: results of a randomized trial, Lappe JM, Travers-Gustafson D, Davies KM, Recker RR, Heaney RP in Am J Clin Nutr, vol. 87, nº 3, marzo 2008, pp. 794, PMID 17556697.

[2] Vitamin D for Cancer Prevention: Global Perspective – Annals of Epidemiology.

[3] Does Vitamin D decrease risk of cancer? – Science Daily

[4] Low Vitamin D Levels – Breast Cancer

[5] Am J Med Sci. Author manuscript; available in PMC 2010 Apr 8. Published in final edited form as: Am J Med Sci. 2009 Jul; 338(1): 40–44. doi: 10.1097/MAJ.0b013e3181aaee91 PMCID: PMC2851242 NIHMSID: NIHMS187182 Vitamin D Deficiency and Risk for Cardiovascular Disease Suzanne E. Judd and Vin Tangpricha.

[6] Ann Allergy Asthma Immunol. 2010 Sep;105(3):191-9; quiz 200-2, 217. doi: 10.1016/j.anai.2010.01.013. Epub 2010 Mar 1. The role of vitamin D in asthma. Sandhu MS, Casale TB.

[7] Scand J Clin Lab Invest Suppl. 2012;243:79-82. doi: 10.3109/00365513.2012.681969. Vitamin D and cognitive function. Soni M, Kos K, Lang IA, Jones K, Melzer D, Llewellyn DJ.

[8] Neurology. 2012 Sep 25; 79(13): 1397–1405. doi: 10.1212/WNL.0b013e31826c197f PMCID: PMC3448747 Vitamin D, cognition, and dementia A systematic review and meta-analysis Cynthia Balion, PhD, Lauren E. Griffith, Lisa Strifler, Matthew Henderson, Christopher Patterson, George Heckman, David J. Llewellyn and Parminder Raina.

[9] Iran J Neurol. 2014; 13(1): 1–6. PMCID: PMC3968350 Vitamin D and multiple sclerosis Asghar Amini Harandi, Ali Amini Harandi, Hossein Pakdaman and Mohammad Ali Sahraian.

[10] Nutrients. 2014 Apr; 6(4): 1501–1518. Published online 2014 Apr 11. doi: 10.3390/nu6041501 PMCID: PMC4011048 Vitamin D and Depression: A Systematic Review and Meta-Analysis Comparing Studies with and without Biological Flaws

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