Risonanza magnetica e otturazioni dentali: cosa si rischia?

Le amalgame dentali sono state oggetto di numerosi studi e critiche negli ultimi anni. Non a caso in campo odontoiatrico sono state pressoché eliminate del tutto e sostituite con otturazioni maggiormente biocompatibili. Tuttavia, sono molte le persone che non hanno ancora effettuato la rimozione di quelle inserite gli anni precedenti e, di conseguenza, non le hanno ancora sostituite con quelle di nuova generazione. Per tutti questi individui, fare una risonanza magnetica potrebbe mettere a serio rischio la propria salute. Ecco perché.

Il pericolo delle risonanze magnetiche

Quando ci sottoponiamo a TAC o risonanza magnetica sappiamo benissimo che incappiamo in diversi pericoli per la nostra salute. In particolare, la risonanza magnetica, pur non esponendoci alle temibili radiazioni ionizzanti – correlate a un maggior rischio di cancro – emette un campo magnetico ad alta frequenza. D’altro canto, pare che la maggior pericolosità non consista in questo, piuttosto nell’eventuale presenza di amalgama dentale. E questo vale soprattutto per i macchinari di nuova generazione.

Rischio di avvelenamento

Ciò che davvero si rischia è un avvelenamento da mercurio. Tutto ciò accade perché la risonanza magnetica può permettere la fuoriuscita del mercurio dall’otturazione. A suggerirlo è un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica Radiology, il quale ha messo in evidenza come l’uso della risonanza magnetica abbia messo in circolo livelli elevati di questo velenoso metallo.

Colpa dei campi magnetici

È un’enorme diatriba quella della pericolosità relativa ai campi magnetici generati da questo metodo diagnostico. C’è chi dice che il danno è lieve, chi invece mette in guardia da un uso piuttosto frequente. Quello che invece sembra emergere dalla nuova ricerca è che i campi magnetici possono interagire negativamente con le nostre otturazioni dentali. Ricordiamo, infatti, che queste ultime sono formate da una miscela di metalli, di cui il 50% è mercurio. In realtà, grazie al trattamento che viene eseguito durante l’inserimento dell’amalgama, l’eventuale perdita di mercurio che si ha nell’arco degli anni è davvero minima. Ma se si fa una risonanza magnetica le cose cambiano enormemente.

Risonanza magnetiche più potenti

Il problema principale è rappresentato dal fatto che le risonanze magnetiche che ora la maggior parte degli ospedali ha a disposizione, sono nettamente più potenti delle precedenti. Quindi i rischi che si corrono – sotto diversi punti di vista – sono anche molto più elevati. Il fatto che vengano utilizzati macchinari di questo genere è che permettono di ottenere immagini più complesse specie per quanto riguardano testa, cervello e tumori. Per comprendere di quale differenza si tratta, possiamo dire che le vecchie risonanze avevano una potenza che variava da 1,5 a 3 Tesla, mentre ora sono di circa 7 Tesla, quindi più del doppio.

Il test

Nel 2018, il team coordinato dal dottor Selmi Yilmaz dell’Università Akedniz (Turchia), ha creato una piccola cavità in alcuni denti e li ha riempiti con amalgama. I denti sono poi stati sottoposti a saliva artificiale e sono stati successivamente esposti a 3 minuti di risonanza da 1,5 Tesla, da 3 Tesla, da 7T o da nessun campo magnetico. I risultati hanno evidenziato che il contenuto di mercurio presente nella saliva dopo l’esposizione ai campi magnetici era quattro volte superiore rispetto alle potenze meno elevate. «Sebbene non sia chiaro quanta parte di questa forma rilasciata dal mercurio sia davvero assorbita dall’organismo, i risultati dello studio indicano che le otturazioni in amalgama possono rappresentare un rischio non solo per i pazienti, ma anche per il personale», spiega Yilmaz. La situazione migliorerà a luglio quando entrerà in vigore in tutta Europa una legge che vieterà l’uso di questo metallo in tutte le sue forme, ma ciò non toglie che ci sono sempre troppe persone che non hanno sostituito le otturazioni più vecchie.

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