Prendi troppi antibiotici? Rischi il Parkinson

Un motivo in più per non assumere antibiotici frequentemente: si rischia il morbo di Parkinson. Se da un lato è vero che questo genere di farmaci è insostituibile in caso di pericolose infezioni, dall’altro ben si sa che ci sono ancora troppe persone che ne abusano – specie in concomitanza di un’influenza. Malattia su cui, tra le altre cose, non hanno alcun effetto curativo.

Gli antibiotici aumentano la predisposizione al morbo di Parkinson

Un eccessivo uso di antibiotici aumenterebbe il rischio di contrarre la malattia di Parkinson. Ad asserirlo è un team di scienziati finlandesi che ha pubblicato uno studio su Movement Disorders. Il Morbo di Parkinson, per chi non lo sapesse, è associato a problematiche del sistema nervoso come tremori, rigidità, difficoltà a camminare, mancanza di equilibrio e coordinazione.

Lo studio

Per arrivare a simili conclusioni, i ricercatori hanno preso in esame circa 14mila pazienti affetti da malattia di Parkinson per 16 anni e li hanno confrontati con altri 40mila della stessa età, sesso e luogo di residenza in buona salute. Per ognuno di loro è stata valutata l’esposizione agli antibiotici e il tipo di farmaci assunti.

Gli antibiotici che aumentano il rischio

Sembra che gli antibiotici maggiormente pericolosi siano quelli ad ampio spettro o i farmaci che combinano l’azione battericida a quella antifungina. «Il legame tra l’esposizione agli antibiotici e il morbo di Parkinson si adatta alla visione attuale secondo cui in una proporzione significativa di pazienti la patologia del Parkinson può avere origine nell’intestino, probabilmente correlata a cambiamenti microbici. Già anni prima dell’inizio dei tipici sintomi motori del Parkinson come lentezza, muscolatura rigidità e scuotimento degli arti», spiega Filip Scheperjans, coordinatore dello studio condotto dal team dell’ospedale universitario di Helsinki, in Finlandia.

Antibiotici e morbo di Parkinson

Intestino e morbo di Parkinson

«Era già noto che la composizione batterica dell’intestino nei pazienti con Parkinson è anormale, ma la causa non è chiara. I nostri risultati suggeriscono che alcuni antibiotici comunemente usati, conosciuti per influenzare fortemente il microbiota intestinale, potrebbero essere un fattore predisponente», continua Scheperjans.

Diagnosi 20 anni prima

Sembra che i cambiamenti patologici tipici della malattia di Parkinson siano visibili fino a 20 anni prima della diagnosi. Patologia che si evidenzia con maggior frequenza nelle persone affette da costipazione, sindrome dell’intestino irritabile e malattia infiammatoria intestinale.

Cambio del microbiota intestinale

Gli scienziati hanno dimostrato che l’esposizione agli antibiotici possa provocare cambiamenti e danni al microbiota intestinale aumentando notevolmente il rischio di contrarre diverse malattie tra queste anche disturbi psichiatrici e morbo di Crohn.

Implicazioni sulla prescrizione di farmaci

«La scoperta potrebbe anche avere implicazioni per le pratiche di prescrizione di antibiotici in futuro. Oltre al problema della resistenza agli antibiotici, la prescrizione antimicrobica dovrebbe anche tenere conto dei loro effetti potenzialmente di lunga durata sul microbioma intestinale e sullo sviluppo di alcune malattie», conclude Scheperjans.

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