Tetano sintomi, cos’è, cosa fare, le cure e i vaccini

Il tetano è una malattia infettiva, riconosciuta per la prima volta nel lontano 1884 da alcuni ricercatori dell’Università di Torino. La patologia non è contagiosa ed è scatenata da un batterio denominato Clostridium tetani. Si tratta di un patogeno gram-positivo di tipo anaerobico, quindi è in grado di svilupparsi esclusivamente in assenza di ossigeno. Il pericolo, tuttavia, non è dato tanto dal batterio in sé, piuttosto da una particolare tossina che emette, denominata tetanospasmina.

Tetano, una tossina pericolosissima

Come abbiamo detto, la sintomatologia è provocata da una particolare tossina, la tetanospasmina, che produzione un’azione particolarmente tossica per il sistema nervoso. Solo per rendersi conto della sua pericolosità basti pensare che una dose infinitesimale – di circa 7 milionesimi di milligrammo – può uccidere un uomo.

La trasmissione del tetano

Il batterio si trova in luoghi molto comuni, specie nell’intestino degli animali di cui ci cibiamo – tra questi bovini, ovini ed equini. È noto, infatti, l’altissimo rischio a cui sono sottoposte al tetano le persone che amano andare a cavallo. Il problema principale del tetano è che le spore possono sopravvivere per moltissimi anni e contaminare la terra e la polvere. Generalmente si trasmettono nell’essere umano per mezzo di ferite – bastano anche tagli piccolissimi ma profondi. Qui le spore possono proliferare e trasformarsi in forme vegetative (sempre e solo in assenza di ossigeno) che danno luogo alle tossine mortali.

Come si diffonde la tossina del tetano nell’organismo umano

Come abbia detto, la paura non è rappresentata dal batterio di per sé ma dalla sua tossina. È questa quella che può raggiungere – per mezzo del flusso ematico – vari distretti corporei come il sistema nervoso e linfatico.

I sintomi del tetano

La tossina del tetano, raggiungendo il sistema nervoso e interferendo con alcuni neurotrasmettitori – implicati nel funzionamento fisiologico dei muscoli –  possono provocare delle contrazioni muscolari involontarie. A seconda di dove è localizzata la ferita, si possono anche avere spasmi ai muscoli della testa. Uno dei più comuni è il cosiddetto riso a iena, si tratta di una particolare smorfia che si evidenzia nella bocca a causa di una contrazione. In questa fase è essenziale agire tempestivamente e recarsi al pronto soccorso. Da questo momento in poi, infatti, si può incappare in tutta una serie di sintomi molto più gravi: contrazione dei muscoli della nuca, del collo, del tronco, degli arti e, infine, quelli della respirazione che possono provocare il decesso. Altri sintomi, un po’ meno specifici, sono la difficoltà di deglutizione, sudorazione e irritabilità.

L’incubazione del tetano

L’incubazione può variare da un minimo di tre giorni a un massimo di 21. Mentre una forma più rara, quella neonatale – trasmessa da madre in figlia, specie nei paesi in via di sviluppo – presenta un numero inferiore di giorni di incubazione che può variare dai sette ai quattordici giorni.

Cosa fare in caso di ferita sospetta

Se si sospetta che una ferita possa essere stata infettata da tetano, è importante pulire attentamente la ferita – facendo uscire un po’ di sangue – con dell’acqua ossigenata. Dopodiché è essenziale rivolgersi al pronto soccorso più vicino per effettuare una profilassi antitetanica. Questa prevede la somministrazione di immunoglobuline specifiche e, eventualmente, anche il vaccino contro il tetano. Va ricordato che il tetano, per svilupparsi, deve essere presente in una ferita abbastanza profonda o necrotica, questo è un fattore abbastanza tipico delle ferite un po’ più profonde. Generalmente quelle superficiali sono esposte all’ossigeno e quindi, in tali condizioni, le spore non riescono a tornare ad essere vitali.

Non è la ruggine che causa il tetano

A differenza di quanto comunemente si crede, non è la ruggine la principale causa di tetano. Il fatto che un oggetto sia arrugginito segnala solo che è stato a lungo esposto all’ambiente esterno e quindi può più facilmente essere soggetto a contaminazioni batteriche. Tutti gli oggetti che sono stati a contatto con terra o polveri sono potenzialmente a rischio tetano, specie se nell’ambiente circostante si trovano cavalli o animali da allevamento.

Chi rischia il tetano?

In genere rischiano il tetano solo i soggetti non vaccinati che vengono a contatto con ambienti contaminati da cavalli e animali da allevamento o che sono stati morsi da un animale. Le persone che hanno eseguito il vaccino – obbligatorio dal 1963 – non dovrebbero essere esposti al rischio. Anche se, va ricordato, che ogni 10 anni sarebbe opportuno fare un richiamo.

La terapia

A seguito della diagnosi di tetano, è essenziale porre il soggetto lontani da luoghi rumorosi che potrebbero provocare crisi convulsive. La sintomatologia può essere controllare tramite l’assunzione di barbiturici o benzodiazepine. Il batterio può essere debellato con alcuni tipi di antibiotici tra cui tetracicline, i macrolidi, il metronidazolo e le penicilline. Infine, deve essere controllato l’apporto di nutrienti fluidi allo scopo di contrastare i cataboliti che si sono accumulati a causa delle contrazioni muscolari.

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