Attenzione alla sinusite: può alterare l’attività cerebrale

Quando si parla di sinusite si pensa subito ai classici sintomi come naso chiuso e mal di testa. Ma non è finita qui: alcuni scienziati, infatti, hanno scoperto che questo comunissimo disturbo può arrivare ad alterare l’attività cerebrale. In particolar modo nei soggetti che soffrono di sinusite cronica. Ecco perché il cervello è coinvolto in questa comunissima malattia.

Sinusite e alterazioni cerebrali

Un nuovo studio pubblicato su JAMA Otolaryngology-Head & Neck Surgery sembra aver trovato un collegamento tra l’infiammazione dei seni nasali e l’alterazione dell’attività cerebrale. Il problema si presenterebbe soprattutto a livello delle reti neurali che modulano la cognizione, la risposta agli stimoli esterni e l’introspezione. «Questo è il primo studio che collega l’infiammazione cronica dei seni nasali con un cambiamento neurobiologico. Sappiamo da studi precedenti che i pazienti che soffrono di sinusite spesso decidono di cercare assistenza medica non perché hanno il naso che cola o eccessiva pressione sinusale, ma perché la malattia sta influenzando il modo in cui interagiscono con il mondo: non possono essere produttivi, pensare è difficile, il sonno è pessimo. Ha un impatto ampio sulla loro qualità di vita. Ora abbiamo un meccanismo potenziale per ciò che osserviamo clinicamente», ha spiegato la dottoressa Aria Jafari, chirurgo e assistente professore di Otorinolaringoiatria-Chirurgia del collo e della testa presso l’Università di Washington School of Medicine.

Le conseguenze della rinosinusite cronica

La rinosinusite cronica è un disturbo relativamente diffuso che colpisce mediamente l’11% degli adulti (statunitensi) secondo i dati ottenuti dai Centers for Disease Control and Prevention. Le cure possono richiedere molti anni e a volte non essere soddisfacenti, come ben sanno le persone che soffrono di tale problema. Cicli ripetuti di infiammazione cronica possono richiedere una riparazione continua dei tessuti portandoli all’inspessimento proprio come accade quando si formano dei calli in un piede o in una mano. E non in tutti i casi la chirurgia può risolvere il problema. Durante lo studio, gli scienziati hanno preso in esame dati provenienti da uno studio di coorte che coinvolgeva oltre mille adulti sani di età compresa fra i 25 e i 35 anni. Le scansioni cerebrali dei partecipanti hanno identificato persone con infiammazione moderata o grave e altre con assenza di infiammazione. Ma non solo: le scansioni fMRI hanno mostrato anche caratteristiche uniche nei soggetti con sinusite cronica:

diminuzione della connettività funzionale nella rete frontoparietale, un hub regionale per la funzione esecutiva che mantiene l’attenzione e la risoluzione dei problemi;

maggiore connettività funzionale a due nodi nella rete in modalità predefinita, che influenza l’autoreferenzialità ed è attiva durante il riposo sveglio e il vagabondaggio mentale;

diminuzione della connettività funzionale nella rete di salienza, che è coinvolta nel rilevamento e nell’integrazione di stimoli esterni, comunicazione e comportamento sociale.

«L’entità delle differenze di attività cerebrale osservate nel gruppo di studio è direttamente proporzionale alla gravità dell’infiammazione dei seni tra i soggetti», ha spiegato Jafari.

Sinusite cronica e test comportamentali

«Nonostante i cambiamenti dell’attività cerebrale, tuttavia, non è stato osservato alcun deficit significativo nei test comportamentali e cognitivi dei partecipanti al gruppo di studio», ha affermato la dott.ssa Kristina Simonyan, coautrice dello studio. «I partecipanti con infiammazione moderata e grave erano giovani individui che non mostravano segni clinicamente significativi di deterioramento cognitivo. Tuttavia, le loro scansioni cerebrali ci hanno raccontato una storia diversa: i sentimenti soggettivi di declino dell’attenzione, difficoltà di concentrazione o disturbi del sonno che presenta una persona con l’infiammazione dei seni nasali potrebbero essere associate a sottili cambiamenti nel modo in cui le regioni del cervello che controllano queste funzioni comunicano tra loro», ha dichiarato Simonyan. «È plausibile che questi cambiamenti possano causare sintomi clinicamente più significativi se la sinusite cronica non viene trattata. È anche possibile che vengano rilevati i primi marcatori di declino cognitivo in cui l’infiammazione del seno agisce come un fattore scatenante predisponente o predittivo», continua Simonyan.

Sinusite e nuove possibili terapie

«Il passo successivo sarebbe studiare le persone a cui è stata diagnosticata clinicamente la sinusite cronica effettuando la scansione del cervello dei pazienti e fornendo un trattamento tipico per la sinusite con farmaci o interventi chirurgici. Dopodiché sarebbe opportuno eseguire nuovamente la scansione per vedere se la loro attività cerebrale è tornata alla normalità. Oppure potremmo cercare molecole infiammatorie o marcatori nel flusso sanguigno dei pazienti. Nel quadro più ampio lo studio potrebbe aiutare gli specialisti orecchio-naso-gola a essere consapevoli del disagio meno evidente che molti pazienti sperimentano con la sinusite cronica. La nostra cura non dovrebbe limitarsi ad alleviare i sintomi fisici più evidenti, ma l’intero fardello della malattia dei pazienti», ha concluso Jafari.

Lo studio è stato possibile grazie a un finanziamento del National Institute on Deafness and Other Communication Disorders (R01DC011805) e del National Institutes of Health (NIH). I dati sono stati forniti in parte dallo Human Connectome Project, finanziato da 16 istituti e centri NIH (1U54MH091657).

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