Cancro al pancreas: la causa può essere lo stress. I farmaci che lo possono fermare

Il cancro è il vero flagello dell’umanità. Ci sono poi alcuni tipi di tumore che sono ancora più devastanti con una possibilità di sopravvivenza ridotta all’osso. Uno di questi è il cancro al pancreas: il suo esordio è molto rapido e anche la diffusione è così veloce e pericolosa che il rischio di non farcela è estremamente elevato. Tuttavia, alcuni ricercatori hanno evidenziato un fattore che potrebbe accelerarne lo sviluppo: lo stress. Per fortuna, però, potrebbero esserci dei farmaci che lo tengono sotto controllo. Ecco i risultati dello studio condotto dalla Columbia University Medical Center (CUMC).

Combatti o fuggi?

Tutti, chi più chi meno, ha a che fare con lo stress. Tale condizione innesca il rilascio di un particolare tipo di ormoni che permette di combattere o fuggire in caso di pericolo. Tuttavia, esistono farmaci specifici – noti con il nome di beta-bloccanti non selettivi – che aiutano a ridurre i livelli di tale ormone. Per questo motivo sono stati condotti studi su modello animale nei ratti affetti da carcinoma pancreatico. Dai risultati – pubblicati su rivista Cancer Cell – è emerso che i piccoli animali aumentavano la sopravvivenza.

Studi clinici

In seguito, sono stati condotti anche studi clinici su pazienti con cancro al pancreas, evidenziando come quelli che stavano assumendo beta-bloccanti selettivi – in genere utilizzati per pazienti cardiopatici – sono riusciti a vivere due terzi più a lungo di chi non assumeva tali medicinali. Già studi precedenti avevano mostrato la stretta relazione tra stress psicofisico e sviluppo di tumori.

Stress e sistema simpatico

Secondo alcune teorie tutto ciò si esplica attraverso il sistema nervoso simpatico rilasciando gli ormoni che consentono di rispondere in maniera adeguata agli stimoli percepiti. Tuttavia, è importante sottolineare che «alcuni biologi hanno respinto questa idea perché lo stress è difficile da misurare», ha dichiarato il capo dello studio Timothy C. Wang, MD, Dorothy L. e Daniel H. Silberberg Professore di Medicina presso la CUMC. «Altri si chiedevano come lo stress potesse essere correlato a un processo biologico che coinvolgesse le mutazioni del DNA e la crescita delle cellule tumorali all’interno di un particolare organo come il pancreas».

Lo studio

Per approfondire l’argomento i ricercatori hanno cercato di trovare un collegamento tra lo stress e lo sviluppo precoce del cancro del pancreas. Per farlo hanno analizzato topi geneticamente predisposti alla patologia. Tutti sono stati fatti vivere in situazioni di vita particolarmente stressanti – in spazi ristretti – mentre il gruppo di controllo aveva a disposizione una residenza decisamente più ampia.

I risultati

Dopo circa tre mesi e mezzo, il 38% dei topi stressati ha contratto lesioni pancreatiche – una forma precancerosa. I topi che invece vivevano in condizioni normali, pur essendo inclini allo sviluppo del cancro al pancreas, non hanno sviluppato alcuna lesione. «Sappiamo che hai bisogno di una mutazione del DNA per iniziare il percorso verso il cancro, ma i nostri risultati suggeriscono che lo stress sta facendo qualcosa per velocizzare la situazione», continua il dottor Wang.

Aumento delle catecolamine

Nel pancreas vi sono alcune sostanze denominate catecolamine, la loro funzione è quella di guidare la produzione di molecole che sviluppano la crescita dei nervi intorno al tumore. E sono proprio questi nuovi nervi a migliorare lo sviluppo del tumore producendo ancor più catecolamine ed entrando così in un circolo vizioso. «In altre parole, lo stress crea quello che chiamiamo un anello di avanzamento tra i nervi e le cellule tumorali che promuove lo sviluppo del tumore», spiega Wang. Tuttavia, i ricercatori hanno scoperto che tale processo si può arrestare o ridurre con un trattamento combinato a base di chemioterapici e betabloccanti non selettivi.

Ancora presto per trarre conclusioni

«Sarebbe prematuro raccomandare l’uso di beta-bloccanti per questi pazienti, fino a quando non condurremo studi clinici prospettici. Ma i beta-bloccanti potrebbero potenzialmente diventare parte del regime di trattamento globale per il cancro del pancreas. Una manciata di studi, e un sacco di prove aneddotiche, suggeriscono che il mantenimento di una prospettiva positiva fa bene alla salute e può aiutare con il recupero da quasi tutte le malattie. Sarà una prospettiva positiva cambiare la prognosi di un paziente che mostra uno stadio avanzato del cancro alla prostata? Probabilmente no, ma certamente non farà male, e potrebbe essere parte dell’approccio globale per rallentare la progressione del cancro e consentire ad altri tipi di terapia di dare il via», conclude il dottor Wang.

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