Spunta una variante «milanese» e due nuove inglesi. Alcune spaventano gli scienziati

Un uomo di 51 anni e una donna di 48 – entrambi medici della divisione ospedaliera Covid – hanno contratto una variante Covid mai identificata prima d’ora. La mutazione è stata isolata grazie ad alcuni esami di laboratorio effettuati dall’Università Statale di Milano e coordinati da Pasquale Ferrante, Serena Delbue e Elena Pariani, in collaborazione con l’Istituto Clinico di Città degli Studi di Milano. Ecco cosa sappiamo della variante milanese di Covid.

Variante milanese di Covid

La variante Milanese riguarda un gene preposto alla codifica della proteina Orf6. Si tratta di un peptide contenente 61 amminoacidi. A detta degli scienziati potrebbe derivare da un processo di variazione intraospite dello stesso virus. Similmente alla variante inglese, anche in questo caso sono stati trovati ceppi di lignaggio B1.1. «Si tratta del primo rapporto di una sequenza di Sars-Cov-2 che trasporta una mutazione nucleotidica che porta a un codone di stop nella regione codificante di Orf6», spiegano gli autori dello studio pubblicato sulla rivista Emerging Microbes & Infections.

Variante e Interferone

A differenza della variante inglese, tale mutazione è meno rilevante per quanto riguarda la proteina Spike, ma colpisce direttamente la proteina accessoria Orf6. Quest’ultima sembra essere una potenziale antagonista dell’Interferone I, il che significa che può modificare la risposta immunitaria dell’ospite. In poche parole, la mutazione «potrebbe avere conseguenze sulla diffusione del virus nell’organismo umano infettato e sull’evoluzione clinica della malattia». Ricordiamo che quando l’Interferone viene prodotto in eccesso si verificano risposte pro-infiammatorie che aggravano l’infezione. Nella variante inglese B.1.1.7 la proteina maggiormente interessata è l’Orf8, la quale però lascia una proteina troncata. Il che significa che non è funzionante e di conseguenza innocua. «Al contrario, la delezione di Orf6 in vitro ha portato all’induzione della produzione di interferone».

Due nuove varianti anche in Inghilterra

Anche in Inghilterra sono spuntate dal nulla altre due nuove varianti, le quali sembrano destare non poche preoccupazioni per gli scienziati. Una delle due, in particolare, potrebbe interferire con l’efficacia del vaccino. Tutte e due, inoltre, possiedono la mutazione denominata E484K, ovvero la stessa delle tanto temute varianti sudafricane e brasiliane. Queste alterano il legame con il recettore RBD della proteina Spike – proteina che, ricordiamo, serve per permettere l’ingresso del virus nelle nostre cellule. Tutto ciò desta non poche preoccupazioni perché se tali varianti si diffondessero in tutto il mondo, le persone verrebbero reinfettate più volte e i vaccini mostrerebbero scarsa efficacia come emerso da nuove indagini scientifiche.

Fonti scientifiche

Isolation of SARS-CoV-2 strains carrying a nucleotide mutation, leading to a stop codon in the ORF 6 protein Serena Delbue ,Sarah D’Alessandro,Lucia Signorini,Maria Dolci,Elena Pariani,Michele Bianchi – Download citation https://doi.org/10.1080/22221751.2021.1884003

Variants of concern or under investigation: data up to 8 February 2021 – gov.uk

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