Occhi Coronavirus

Studio Spallanzani conferma: il contagio può avvenire anche attraverso gli occhi

La pandemia causata dal virus SARS-CoV-2, come abbiamo detto in un precedente articolo, può colpire moltissimi distretti corporei e non solo i polmoni come si credeva: cervello, cuore, intestino, vasi sanguigni e persino fluidi corporei possono essere danneggiati da questo temibile patogeno. Poco, tuttavia, si è parlato delle modalità di contagio. Usciamo di casa armati di mascherine ma se il virus si diffondesse anche in altri modi come potremmo proteggerci? Ed è proprio questo il quesito che molti si pongono in seguito ai risultati ottenuti da un nuovo studio condotto dagli scienziati dello Spallanzani di Roma. Il Covid-19, infatti, potrebbe contagiare un individuo anche attraverso gli occhi. Ma gli oculisti di AIMO replicano: «già da fine febbraio l’avevamo segnalata come fonte di contagio, ora la politica intervenga».

LEGGI ANCHE: TUTTI GLI ORGANI COLPITI DAL CORONAVIRUS

Un’infettività non ancora nota

«Finora sono disponibili pochi dati su campioni oculari di pazienti con COVID-19, sebbene occasionalmente sia stata segnalata congiuntivite tra i sintomi di COVID-19, simile alle infezioni causate da altri coronavirus umani – si legge nell’estratto dello studio. Durante l’epidemia di SARS, l’esposizione degli occhi a fluidi infettivi era associata a un aumentato rischio di trasmissione di SARS-CoV agli operatori sanitari. Sebbene l’RNA di SARS-CoV sia stato trovato occasionalmente in campioni oculari durante la fase iniziale della malattia, la sua infettività non è nota».

La replica dell’AIMO

«Già dalla fine di febbraio avevamo parlato della possibilità che il Covid-19 potesse essere presente nel sacco congiuntivale, anche in assenza di corrispondente altra sintomatologia infettiva, sottolineando come l’occhio attraverso la congiuntiva fosse una via di ingresso della infezione virale. Oggi anche lo studio pubblicato su ‘Annals of Internal Medicine’ dai ricercatori dell’Istituto Spallanzani di Roma, comunicato all’OMS per le sue implicazioni sul piano della salute pubblica, ci dà ragione». Così il presidente dell’Associazione italiana dei Medici Oculisti, Luca Menabuoni, commenta lo studio in questione, secondo cui gli occhi non sono solo una delle porte di ingresso del virus nell’organismo, ma anche una potenziale fonte di contagio, poiché il virus può replicarsi nella congiuntiva, oltre che nell’apparato respiratorio, ed essere rilevato tramite i tamponi oculari.

Un case studio

Un importante caso, citato dagli scienziati, è quello relativo a una paziente di 65 anni ricoverata in ospedale il 29 gennaio 2020, ovvero il giorno dopo l’insorgenza dei primi sintomi: tosse secca, mal di gola, congiuntivite bilaterale e corizza (raffreddore). Dopo quattro giorni, comincia ad accusare febbre, nausea e vomito. Dalle analisi, l’unica infezione in corso è risultata quella da Covid-19. Tuttavia, tre giorni dopo il ricovero ospedaliero la congiuntivite era divenuta molto forte e persistente, per tale motivo i sanitari hanno deciso di raccogliere anche un tampone oculare. In quel frangente si è potuto constatare la presenza di RNA virale a livello dell’occhio. Tutti i campioni sono rimasti positivi fino al giorno 21, nonostante la congiuntivite sia migliorata il giorno 15 e apparentemente risolta il giorno 20.

Il virus torna dopo cinque giorni

Cinque giorni dopo essere stata confermata la negatività i tamponi hanno nuovamente dato esito positivo, nonostante i tamponi nasali fossero negativi.  Tutto ciò suggerisce che vi sia una replicazione sostenuta nella congiuntiva. «Abbiamo scoperto – spiegano i ricercatori – che i fluidi oculari dei pazienti con infezione da SARS-CoV-2 possono contenere virus infettivi e quindi possono essere una potenziale fonte di infezione. Questi risultati evidenziano l’importanza delle misure di controllo, come evitare di toccare naso, bocca e occhi e lavarsi spesso le mani. Un’implicazione correlata è l’importanza dell’uso appropriato dei dispositivi di protezione individuale per gli oftalmologi durante l’esame clinico, poiché la mucosa oculare può essere non solo un sito di ingresso del virus ma anche una fonte di contagio. Inoltre, abbiamo osservato che il coinvolgimento oculare di SARS-CoV-2 può verificarsi nelle prime fasi del corso COVID-19, suggerendo che le misure per impedire la trasmissione attraverso questa via devono essere implementate il prima possibile».

Una lettera al Ministero della Salute

«Avevamo già scritto una lettera al ministro della Salute, ai governatori delle Regioni, ai direttori generali e ai direttori sanitari delle ASL- spiega Menabuoni- affinché intervenissero per tutelare la salute dei medici, degli infermieri e dei pazienti che quotidianamente affollano i nostri pronto soccorso e ambulatori oculistici. Anche alla luce di questo nuovo studio, come ha affermato la dottoressa Castilletti, responsabile dell’Unità Operativa Virus Emergenti del Laboratorio di Virologia dello Spallanzani, appare evidente la necessità di un uso appropriato di dispositivi di protezione durante gli esami oculistici. Ci auguriamo che ora le nostre richieste vengano tenute in una ancora maggiore considerazione».

Pazienti potenzialmente contagiosi

Gli oculisti di AIMO avevano già espresso la necessità «di rafforzare percorsi adeguati, soprattutto per evitare che pazienti potenzialmente contagiosi condividano gli spazi con altri che hanno altro tipo di patologie- aggiunge Alessandra Balestrazzi, referente di AIMO per i rapporti con le istituzioni- di adeguare la strumentazione con presidi monouso e disinfettanti adeguati, previa capillare istruzione del personale». Adesso più che mai, secondo gli oculisti italiani, è necessario «predisporre presidi idonei per i medici e infermieri, maschere respiratorie filtranti per uso sanitario tipo FFP2, occhiali, maschere e visiere protettive, guanti e camici monouso per evitare il contagio del personale sanitario che è sempre in prima linea con dedizione e abnegazione. Anche medici di medicina generale e pediatri devono tenere conto di questa possibile via di contagio e di questo si dovrà necessariamente conto anche in vista delle riaperture della fase due, perché i tempi di vestizione e di disinfezione e la necessità di non affollare le sale d’attesa, allungheranno necessariamente il tempo necessario per ogni singola visita», conclude Balestrazzi.

Fonti scientifiche

SARS-CoV-2 Isolation From Ocular Secretions of a Patient With COVID-19 in Italy With Prolonged Viral RNA Detection  – Francesca Colavita, PhD; Daniele Lapa, PhD; Fabrizio Carletti, PhD; Eleonora Lalle, PhD; Licia Bordi, PhD; Patrizia Marsella, PhD; Emanuele Nicastri, MD; Nazario Bevilacqua, MD; Maria Letizia Giancola, MD; Angela Corpolongo, MD; Giuseppe Ippolito, MD; Maria Rosaria Capobianchi, PhD; Concetta Castilletti, PhD

Coronavirus. Aimo: studio Spallanzani conferma nostra tesi, ora politica intervenga – Comunicato Stampa AIMO

Detection of SARS-CoV-2 in Different Types of Clinical Specimens. Wenling Wang, PhD1; Yanli Xu, MD2; Ruqin Gao, MD3; et al

Ocul Immunol Inflamm. 2020; 0(0): 1–5.- Can the Coronavirus Disease 2019 (COVID-19) Affect the Eyes? A Review of Coronaviruses and Ocular Implications in Humans and Animals

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *