Biancospino, tiglio e yoga. I rimedi naturali che proteggono il tuo cuore

Le malattie cardiovascolari provocano, ogni anno, il 40% dei decessi totali. Un dato allarmante che si evidenza non solo nel nostro paese, ma anche a livello mondiale. Tutto ciò accade perché è estremamente difficile intervenire quando le patologie sono già in atto. Ricordiamo, infatti, che in genere si manifestano in maniera silenziosa ed è raro accorgersene se non grazie a un approfondito check-up medico. Ma come si suol dire, prevenire è sempre meglio che curare. Ed ecco che ci vengono in soccorso alcuni rimedi naturali amici di cuore e arterie.

Il tiglio riduce l’ipertensione e il rischio di arterosclerosi

 E’ un rimedio molto comune e dal sapore dolcissimo, simile al miele. Si usa quasi sempre per il nervosismo ma è anche un ottimo alleato per la salute del cuore. La fitoterapia lo indica come rimedio per l’eretismo cardiaco e le tachicardie. Il medico francese Henri Leclerc ne suggerì per primo l’uso in caso di ipertensione e arteriosclerosi. Si utilizza preferibilmente l’infuso dei suoi fiori.

Biancospino, simile ai farmaci antiaritmici

Quando si parla di salute del cuore ci viene subito in mente il biancospino, specie se si tratta di stabilizzare il ritmo cardiaco. Svolge azione simile ai farmaci ad azione inotropa positiva (aumentano la forza di contrazione cardiaca), i quali, tuttavia come effetto collaterale causano le aritmie. Il biancospino svolge anche un ruolo importante nell’equilibrare la pressione arteriosa offrendo una buona dilatazione dei vasi sanguigni. In più, agisce positivamente sul colesterolo LDL.

Il biancospino evita anche l’affanno

Il biancospino ha anche la peculiarità di ridurre il consumo eccessivo di ossigeno da parte del muscolo cardiaco. Il che si traduce in una diminuzione dell’affanno che molti sperimentano dopo aver corso o, semplicemente, aver fatto le scale. Una ricerca condotta dalla New York Heart Association è anche riuscita a dimostrare come questa splendida piantina invernale sia in grado di ridurre l’insufficienza cardiaca. Infine, svolge azione antiossidante riducendo il rischio di aterosclerosi e ischemie.

  • Approfondimento: i farmaci ad azione inotropa positiva
    i farmaci ad azione inotropa positiva sono quelli che incrementano la forza di contrazione del muscolo cardiaco. Quando l’organismo in salute, tale dinamica è regolata dal sistema nervoso simpatico. Durante la contrazione cardiaca generata, per esempio, da uno sforzo il corpo riesce ad avere una maggiore quantità di ossigeno grazie all’incremento di sangue espulso. I farmaci di uso più comune ad azione inotropa positiva sono quelli che appartengono alla categoria dei glucosidi digitalici. Queste sostanze svolgono un’azione diretta sugli elettroliti delle cellule cardiache regolati dalla pompa sodio potassio. Altri farmaci inotropi positivi sono l’isoproterenolo, l’adrenalina e la dopamina.

Come assumere il biancospino

Oltre alla classica tisana di biancospino, si può assumere l’estratto, la cui dose varia dai 160 ai 1800 mg al giorno. La dose più adatta alle proprie esigenze dovrebbe tuttavia essere scelta insieme al proprio medico curante o fitoterapeuta. Se si preferisce sorseggiare un buon infuso è bene ricordare che la Commissione Tedesca consiglia di utilizzare una miscela di foglie e fiori, nella dose di due o tre cucchiaini per tazza. I frutti del biancospino sembrano invece essere esclusivamente contro i disturbi alle coronarie.

Se soffri di aritmia cardiaca prova con lo yoga

Durante il meeting annuale dell’American College of Cardiology del 2016 è merso che lo yoga è un eccellente rimedio per l’aritmia cardiaca. L’idea proviene da uno studio condotto dall’Università del Kansas, – condotto su pazienti di età compresa fra i 25 e i 70 anni di età. Grazie allo yoga praticato più volte alla settimana, è stato possibile ridurre gli episodi di aritmia di circa la metà. «Sembra che lo yoga riesca a regolare il battito del cuore, ma c’è dell’altro: chi praticava questa disciplina risultava anche meno depresso e ansioso e la qualità generale della sua vita risultava migliorata», conclude Dhanunjaya Lakkireddy, cardiologo e coordinatore allo studio.

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