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Le nuove varianti di Coronavirus stanno sviluppando mutazioni che eludono i vaccini

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Il vero problema del contagio da agenti patogeni non è tanto l’infezione in sé ma la capacità di alcuni virus e batteri di dar luogo a mutazioni. Sono proprio queste ultime che non ci permettono di sviluppare un’immunità specifica e neppure di sfruttare appieno i farmaci che dovrebbero proteggerci dal contagio. Le nuove varianti di Covid, infatti, sembra stiano sviluppando la capacità di eludere i vaccini. Tra le varianti oggetto di studio ci sono quella sudafricana, la brasiliana e l’inglese.

Una capacità innata

La natura mette a disposizione degli esseri umani diversi meccanismi di difesa. Tuttavia, anche virus e batteri possiedono delle armi specifiche che ne permettono la sopravvivenza. Ogni forma di vita può sviluppare mutazioni che gli consente di salvarsi anche in ambienti ostili. Ed è proprio chi riesce a vivere nonostante tutto che diviene più forte e resistente. Tutto ciò, però, permette anche ai virus di dar luogo a mutazioni che gli permettano di replicarsi anche negli organismi in grado di combatterlo. D’altro canto, se non lo facesse, il virus nel giro di breve tempo verrebbe distrutto dalla faccia della terra. Ed è proprio ciò che stanno facendo alcune varianti di Covid: sviluppare la capacità di sopravvivere a chi è stato già infettato o a chi è stato vaccinato.

I vaccini non sono efficaci con le varianti Covid?

Diversi studi sembrano evidenziare una certa resistenza ai vaccini con le varianti inglese, sudafricana e brasiliana. Ma di certo ancora non c’è niente. Ciò che si sa è che in tutte e tre le varianti c’è una mutazione specifica che renderebbero meno efficaci i vaccini per l’uso d’emergenza e anche quelli in attesa del via libera. La mutazione in questione è stata etichettata come E484K e, guarda caso, è posizionata proprio sulla famosa proteina Spike, utilizzata come grimaldello biologico. Per mezzo di questa, il patogeno può legarsi al recettore ACE-2 presente nelle cellule umane permettendo l’ingresso dell’RNA virale. Questo passaggio gli consente di infettare l’intero organismo. Come ben sappiamo, i vaccini sviluppati fino a ora sono concepiti allo scopo di creare anticorpi per la proteina Spike, ma se quest’ultima muta, l’efficacia potrebbe essere ridotta notevolmente.

L’efficacia dei vaccini testati

Diversi studi hanno voluto testare l’efficacia dei vaccini sulle varianti Covid e i risultati non sono dei migliori: con la variante sudafricana, i vaccini hanno avuto un’efficacia del 49,9% (vaccino Novavax) e 57% (vaccino Johnson & Johnson). In Inghilterra ha funzionato solo nell’89,3% dei casi. Negli Stati Uniti il vaccino Johnson & Johnson si è dimostrato efficace nel 57% dei soggetti vaccinati. È importante sottolineare che la mutazione E484K rende inefficace persino l’immunità generata dall’individuo stesso. In Brasile, per esempio, si sta verificando un boom di contagi nelle persone già precedentemente colpite dall’infezione. Tale mutazione è presente anche nella variante inglese.

L’unico modo per debellarlo è rispettare le misure anti-contagio

A questo punto c’è poco da fare e, in attesa che vengano sviluppati farmaci ancor più efficaci, l’unica soluzione è quella di attenersi in maniera scrupolosa alle misure anti-contagio: indossate sempre mascherine FFP2, mantenete il distanziamento sociale, lavate le mani con un gel idroalcolico se toccate oggetti che provengono dall’esterno o se avete dato la mano a qualcuno. Nel frattempo, gli scienziati sono alla ricerca di una potenziale modifica ai vaccini in modo da renderli efficaci anche in caso di mutazioni.

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